I consigli di Gilberto

Gilberto è Fattoria Coazzette!

Questa è la torta che ho fatto usando le sue mele cotogne.

Nel basso mantovano in località Coazze, là dove solo le nutrie osano…si scherza ovviamente (anche se il suo cane è un ottimo cacciatore di castori di palude), c’è questa azienda agricola biologica che vuole bene alla terra…ma davvero!

No alla coltura intensiva, sì alla rotazione delle colture: bilanciamento energetico, controllo delle erbe spontanee e processo di concimazione trasparente; l’acqua presa dal loro pozzo che volendo te la puoi anche bere. E i suoi prodotti lo sentono e te fanno sentire anche a te che li compri che sono felici di crescere lì!

Questa volta non scherzo! Penso davvero che la frutta e la verdura, trattati con la cura e con l’amore, l’impegno e la dedizione che ci mette Gilberto – in armonia con la natura e coi suoi processi – siamo poi ancora più buoni quando arrivano sui nostri piatti e cuociono nella nostre pentole.

Te entri nel suo gazebino e se non lo trovi lì puoi anche suonare il campanello e lui sbuca diretto dalla campagna…perché il bottone è collegato al suo numero di telefono e lui arriva! Qui siamo all’agricoltura 4.0, altro che il contadino cerca moglie!

Coazzette c’ha il sito internet e anche la app per prenotare la spesa…mica pizza e fichi!

Beh dicevo…entri nel chiosco e i suoi prodotti ti parlano: “prendi me, no scegli me, non puoi non mangiare me, profumo di più io, io sono più saporita!” Sì, ecco! Da Gilberto la roba ha delle proprietà a noi quasi ormai sconosciute…pensate…ha dei sapori e dei profumi, quelli propri della terra! Quindi la carota sa di carota, la zucchina di zucchina, la mela di mela, la pera di pera, ecc…sul serio, è disarmante! Per noi generazione omologata nei gusti, Gilberto è quasi da Area 51! Un contadino alieno!

E poi i suoi sono sempre consigli davvero preziosi! Sì perché lui ti parla, si confronta, ti spiega come fare meglio questo o valorizzare quell’ altro prodotto. Mi sono trovata più volte a chiedergli come si chiama un frutto o una particolare varietà e lui le conosce tutte! Le conosce talmente bene ed è così in confidenza con loro che a volte gli dà pure un nome.

Vi auguro, ad esempio, di assaggiare una delle sue cocomere Fashion! …io non potevo non provarle…che ve lo dico a fare!

Mi piace usare i suoi frutti e la sua verdura per cucinare ricette buone e sane! Perché poi le mangio e resto buona e sana anche io! …che se devo finire concime voglio che sia Triple A, three Michelin stars, cinque stelle superior luxury resort!

Approdo per Gastronauti!

Visto che si avvicina Agostembre (oggi di fatto è l’81 di Agosto) ho pensato di scrivere qualcosa riferito alle mie vacanze estive.

Non ero mai stata a San Benedetto del Tronto, fin da piccola per me la riviera si fermava al massimo a Riccione, toh! Ho scoperto in realtà che oltre a Milano Marittima c’è un mondo, un tempo avrei anche alloggiato vicino al mare poi si diventa vecchi e intolleranti e odi un po’ anche le persone, il caos e finisci se scegliere l’entroterra…quindi…dicevo…pernottamento presso l’Agriturismo Emidio Pepe e un approdo sicuro al mare da Marco al Lido Sabbiadoro

Qui si sta proprio in sciallo! Marco, praticamente, ti apre casa sua al mare e ti prendi tutto il pacchetto! Un all inclusive fatto di birre artigianali scelte, prodotti del territorio, vini naturali, bio e km zero. E mica sull’eremo sperduto nelle montagne di Santamariainfondoalmondo, ma a San Benedetto del Tronto, lungo mare delle palme raga!

Prezzi onesti, servizio alla mano, Marco e la mamma che ti fanno da mangiare – fra l’altro sono emiliani – metà anno a gestire lo stabilimento balneare e l’altra metà nella nebbia! Vi assicuro però che il mix è davvero win to win, insomma azzeccato per te che ci vai e per lui che ti ospita.

Ah e non da ultimo fa un sacco di iniziative! Feste, festine, festone, musica, cibo pop (cultural popolare). Ci mette proprio passione ed è carico come una molla! Credo proprio sia un approdo per chi come è un cacciatore del gusto.

Aggiungi un nuovo articolo…ri-eccomi!

Sono troppo pigra!
Mi prefiggo sempre nuovi obiettivi, al di là del lavoro, ma mi succede spesso – troppo spesso – di disattenderli. Vorrei scrivere di questo, dovrei scrivere di quello, potrei consigliare questa cosa, condividere quest’altra e poi…riesco a stare mesi senza scrivere 🙂
Sono pessima!
Bene, dopo la premessa da cilicio sulla carne viva, veniamo a noi. Ho visto tanti…alcuni…posti nuovi di recente e d’ora in poi ho deciso di raccontarli come capitano, seguendo più l’istinto dello scrittore di getto e chissenefrega!
Roma, una toccata e fuga. La faccio breve, perché questa esperienza non è frutto di uno studio meticoloso dal terroir alla tavola, ma di un incontro fortunato.
Entro in una bottega/bar zona Fontana di Trevi, mi guardo intorno, non so se ho più voglia di un caffè o di una semplice bottiglietta d’acqua ed è in quella indecisione che vengo attratta da qualche boccia di vino interessante. La solita “avvinazzata”.
Emidio Pepe (chapeau – ho alloggiato nel suo agriturismo quest’estate, vi racconterò…), Costadilà, Frizzi Pop, insomma, ci vedo un po’ di ricerca considerando che siamo in una strada commecial turistica romana piena di negozi di souvenir made in Cina. Si avvicina un signore con due occhiali da vista radical chic e mi dice “un buon rifermentato in bottiglia?” e io “ma magari”.
La faccio breve…mi fa assaggiare un vino e mi dice che è un rivenditore di Pendin per quella zona e io colgo la palla al balzo! “Dove mi consiglia di mangiare stasera?” e lui taccc elenco di locali con vini naturali. La scelta – Luciano Cucina Italiana.

http://lucianocucinaitaliana.com
Ovviamente lì scatta lo stalkeraggio su internos e scopro che lo chef Luciano Monosilio, già spalla destra e sinistra di Alessandro Pipero, ha da poco inaugurato il suo nuovo locale.
Come posso riassumere questa esperienza…la definirei come la voglia di crescere racchiusa nei piatti. Dentro al locale – nel cuore di Roma, vicino a Campo de’ Fiori – c’è un minipastificio! Ciò, lì fanno loro la pasta e lo vedi e ti spiegano dove, come, quando, perché. Fichissimo!
In una zona piena di tourist trap, come dice anche il Gambero Rosso, si palesa un piccolo miracolo della cucina italiana. Pasta, pasta, pasta, pur non essendo una grandissima amante di pasta qui sono assolutamente da provare: carbonara, cacio e pepe, amatriciana. Prima assaggiate le montanarine, sono goduriose e poi andate a conoscere chi le fa e chi fa la pizza, altra esperienza da fare in questo posto e che non è per niente scontata. Premio Pizzaiolo Emergente 2015, credo abbia poco più di vent’anni – non scherzo, lo ha vinto lui davvero.
Il locale è giovane, fresco, senza tanti fronzoli: essenziale, ma pieno di significati. Abbiamo mangiato fuori, posate e tovaglioli li trovate in una scatola di latta sul tavolo e quando vi servono la pasta attaccato al piatto un bigliettino con la ricetta…come a dire…io sto qui di casa e questa è la mia tradizione! Magari i ristoranti pizzeria in Italia avessero tutti anche solo un briciolo di Monosilio.