Di quella volta che andai da Cracco e persi una stella…

Sono andata da Cracco e anche se è passato un po’ di tempo voglio regalarmi questo ricordo: no, non in Galleria, quello doveva ancora aprirlo.

Mi commuovo ancora se ci penso ed è stata una delle esperienze che non dimenticherò mai in vita mia. Non ci girerò intorno e vi dirò che mi sento fortunata ad esserci andata e che, per una persona come me, che pensa che i soldi per il cibo possono essere ben spesi, è stata una serata indimenticabile. Ho avuto anche la fortuna che quella sera lì c’era lui e ricordo esattamente il momento in cui l’ho visto entrare in sala. Beh, per la Sala – che sono io – quando è entrato in sala è stato…avete presente quando hai come l’impressione che il tempo si fermi, di trovarti in una scena al rallentatore, la moviola, ecco…lui è entrato in scena col tappeto rosso che gli si srotolava davanti ai piedi!

Lui viene al tavolo si presenta – cioè Lui si presenta, Lui, stringe la mano, Lui fa due battute e magicamente quel senso di soggezione che provavi si trasforma in un “cavolo, ma è umano e forse va anche lui al bagno” ( e non solo nel living…).

Veniamo al cibo: ovviamente menù degustazione. L’uovo la fa da padrone anche se, raga, l’insalata russa caramellata, la noce di capasanta, la crema bruciata all’olio di vaniglia servita nella cocotte di metallo e l’orata…persino i rigatoni cacio e pepe…ed in un attimo ti fai un viaggio dal pollaio con la gallina ruspante nella casa in campagna della nonna, al mare aperto sul peschereccio con Sampei fino alla trattoria romana di Trastevere.

Insomma Cracco fai bene a non fare più Masterchef e io, se fossi in te, smetterei anche di fare Hell’s Kitchen perché a te ti viene proprio bene di stare in cucina a creare!

Mi sono mangiata anche le verdurine essiccate al naturale che ti portano nella scatolina come cadeau! Ho sbaffato ogni portata degustandola con tutte le papille che avevo a disposizione e sai quando ti dicono…te ne lascio un pochino così la assaggi oppure ne vuoi assaggiare anche di questo…beh col ca..volo mi sono pappata tutto! Mi scuserà chi era con me…forse ci ridiamo ancora su!

Di Cracco mi ricordo anche il bagno….è tutto molto elegante ed austero, credo che rispecchi molto come è lui. Non solo il bagno, intendo tutto il ristorante!

Mi porto quella serata nel cuore e sarà per sempre! Una delle più belle esperienze della mia vita! Chissà…io che de “il meglio deve ancora venire” ne ho fatto un tatuaggio, magari un giorno proverò anche la Galleria…ah per i prezzi, come dicono i negozi che vendono su Instagram , contattatemi in privato, oppure guardatevi le recensioni su internet che fate prima.

Last but not least…giuro Carlo che non è stata colpa mia se poi hai perso la stella…che poi sai…poco dopo anche io ho perso la mia!

Per te stellina anche se eri solo un finger food…

I consigli di Gilberto

Gilberto è Fattoria Coazzette!

Questa è la torta che ho fatto usando le sue mele cotogne.

Nel basso mantovano in località Coazze, là dove solo le nutrie osano…si scherza ovviamente (anche se il suo cane è un ottimo cacciatore di castori di palude), c’è questa azienda agricola biologica che vuole bene alla terra…ma davvero!

No alla coltura intensiva, sì alla rotazione delle colture: bilanciamento energetico, controllo delle erbe spontanee e processo di concimazione trasparente; l’acqua presa dal loro pozzo che volendo te la puoi anche bere. E i suoi prodotti lo sentono e te fanno sentire anche a te che li compri che sono felici di crescere lì!

Questa volta non scherzo! Penso davvero che la frutta e la verdura, trattati con la cura e con l’amore, l’impegno e la dedizione che ci mette Gilberto – in armonia con la natura e coi suoi processi – siamo poi ancora più buoni quando arrivano sui nostri piatti e cuociono nella nostre pentole.

Te entri nel suo gazebino e se non lo trovi lì puoi anche suonare il campanello e lui sbuca diretto dalla campagna…perché il bottone è collegato al suo numero di telefono e lui arriva! Qui siamo all’agricoltura 4.0, altro che il contadino cerca moglie!

Coazzette c’ha il sito internet e anche la app per prenotare la spesa…mica pizza e fichi!

Beh dicevo…entri nel chiosco e i suoi prodotti ti parlano: “prendi me, no scegli me, non puoi non mangiare me, profumo di più io, io sono più saporita!” Sì, ecco! Da Gilberto la roba ha delle proprietà a noi quasi ormai sconosciute…pensate…ha dei sapori e dei profumi, quelli propri della terra! Quindi la carota sa di carota, la zucchina di zucchina, la mela di mela, la pera di pera, ecc…sul serio, è disarmante! Per noi generazione omologata nei gusti, Gilberto è quasi da Area 51! Un contadino alieno!

E poi i suoi sono sempre consigli davvero preziosi! Sì perché lui ti parla, si confronta, ti spiega come fare meglio questo o valorizzare quell’ altro prodotto. Mi sono trovata più volte a chiedergli come si chiama un frutto o una particolare varietà e lui le conosce tutte! Le conosce talmente bene ed è così in confidenza con loro che a volte gli dà pure un nome.

Vi auguro, ad esempio, di assaggiare una delle sue cocomere Fashion! …io non potevo non provarle…che ve lo dico a fare!

Mi piace usare i suoi frutti e la sua verdura per cucinare ricette buone e sane! Perché poi le mangio e resto buona e sana anche io! …che se devo finire concime voglio che sia Triple A, three Michelin stars, cinque stelle superior luxury resort!

Approdo per Gastronauti!

Visto che si avvicina Agostembre (oggi di fatto è l’81 di Agosto) ho pensato di scrivere qualcosa riferito alle mie vacanze estive.

Non ero mai stata a San Benedetto del Tronto, fin da piccola per me la riviera si fermava al massimo a Riccione, toh! Ho scoperto in realtà che oltre a Milano Marittima c’è un mondo, un tempo avrei anche alloggiato vicino al mare poi si diventa vecchi e intolleranti e odi un po’ anche le persone, il caos e finisci se scegliere l’entroterra…quindi…dicevo…pernottamento presso l’Agriturismo Emidio Pepe e un approdo sicuro al mare da Marco al Lido Sabbiadoro

Qui si sta proprio in sciallo! Marco, praticamente, ti apre casa sua al mare e ti prendi tutto il pacchetto! Un all inclusive fatto di birre artigianali scelte, prodotti del territorio, vini naturali, bio e km zero. E mica sull’eremo sperduto nelle montagne di Santamariainfondoalmondo, ma a San Benedetto del Tronto, lungo mare delle palme raga!

Prezzi onesti, servizio alla mano, Marco e la mamma che ti fanno da mangiare – fra l’altro sono emiliani – metà anno a gestire lo stabilimento balneare e l’altra metà nella nebbia! Vi assicuro però che il mix è davvero win to win, insomma azzeccato per te che ci vai e per lui che ti ospita.

Ah e non da ultimo fa un sacco di iniziative! Feste, festine, festone, musica, cibo pop (cultural popolare). Ci mette proprio passione ed è carico come una molla! Credo proprio sia un approdo per chi come è un cacciatore del gusto.

Aggiungi un nuovo articolo…ri-eccomi!

Sono troppo pigra!
Mi prefiggo sempre nuovi obiettivi, al di là del lavoro, ma mi succede spesso – troppo spesso – di disattenderli. Vorrei scrivere di questo, dovrei scrivere di quello, potrei consigliare questa cosa, condividere quest’altra e poi…riesco a stare mesi senza scrivere 🙂
Sono pessima!
Bene, dopo la premessa da cilicio sulla carne viva, veniamo a noi. Ho visto tanti…alcuni…posti nuovi di recente e d’ora in poi ho deciso di raccontarli come capitano, seguendo più l’istinto dello scrittore di getto e chissenefrega!
Roma, una toccata e fuga. La faccio breve, perché questa esperienza non è frutto di uno studio meticoloso dal terroir alla tavola, ma di un incontro fortunato.
Entro in una bottega/bar zona Fontana di Trevi, mi guardo intorno, non so se ho più voglia di un caffè o di una semplice bottiglietta d’acqua ed è in quella indecisione che vengo attratta da qualche boccia di vino interessante. La solita “avvinazzata”.
Emidio Pepe (chapeau – ho alloggiato nel suo agriturismo quest’estate, vi racconterò…), Costadilà, Frizzi Pop, insomma, ci vedo un po’ di ricerca considerando che siamo in una strada commecial turistica romana piena di negozi di souvenir made in Cina. Si avvicina un signore con due occhiali da vista radical chic e mi dice “un buon rifermentato in bottiglia?” e io “ma magari”.
La faccio breve…mi fa assaggiare un vino e mi dice che è un rivenditore di Pendin per quella zona e io colgo la palla al balzo! “Dove mi consiglia di mangiare stasera?” e lui taccc elenco di locali con vini naturali. La scelta – Luciano Cucina Italiana.

http://lucianocucinaitaliana.com
Ovviamente lì scatta lo stalkeraggio su internos e scopro che lo chef Luciano Monosilio, già spalla destra e sinistra di Alessandro Pipero, ha da poco inaugurato il suo nuovo locale.
Come posso riassumere questa esperienza…la definirei come la voglia di crescere racchiusa nei piatti. Dentro al locale – nel cuore di Roma, vicino a Campo de’ Fiori – c’è un minipastificio! Ciò, lì fanno loro la pasta e lo vedi e ti spiegano dove, come, quando, perché. Fichissimo!
In una zona piena di tourist trap, come dice anche il Gambero Rosso, si palesa un piccolo miracolo della cucina italiana. Pasta, pasta, pasta, pur non essendo una grandissima amante di pasta qui sono assolutamente da provare: carbonara, cacio e pepe, amatriciana. Prima assaggiate le montanarine, sono goduriose e poi andate a conoscere chi le fa e chi fa la pizza, altra esperienza da fare in questo posto e che non è per niente scontata. Premio Pizzaiolo Emergente 2015, credo abbia poco più di vent’anni – non scherzo, lo ha vinto lui davvero.
Il locale è giovane, fresco, senza tanti fronzoli: essenziale, ma pieno di significati. Abbiamo mangiato fuori, posate e tovaglioli li trovate in una scatola di latta sul tavolo e quando vi servono la pasta attaccato al piatto un bigliettino con la ricetta…come a dire…io sto qui di casa e questa è la mia tradizione! Magari i ristoranti pizzeria in Italia avessero tutti anche solo un briciolo di Monosilio.

COMFORT ZONE

Tutti noi abbiamo una “comfort zone” e non credo a chi dice il contrario. Nella mia ci sono prima di tutto le persone che amo, ma è fatta anche di luoghi.
Parlo di posti in cui mi piace trovare “conforto”…quei locali sparsi qua e là in cui fare due chiacchiere con un’amica, fermarsi a prendere un caffè, bere qualcosa in compagnia, raccontarsela davanti ad un buon aperitivo e passare qualche ora spensierata.
“Top of the pop” per me è il Bar Roma di Novellara! Non ditemi che ora che anche Poltronesofà gli ha dedicato un divano, non sapete dove si trova Novellara??!! Ridente paese della bassa reggiana, culla dei I Nomadi; Ligabue ci ha pure girato una parte del suo ultimo film ed ospita il più grande tempio Sick d’Europa…attendiamo che anche Bollywood venga a filmare qualcosa…beh dicevo, qui, trovate anche lo storico Bar Roma.
Ottimo per un aperitivo, per una colazione, un caffè da soli o in compagnia e perchè no, un pranzo veloce o una cenetta. Non resterete delusi! Respirerete da subito aria di casa, il giusto mix fra l’essere un bar di paese, ma con la sensazione che potresti mettergli le ruote e trasferirlo a City Life che non “sfigurerebbe”. Ah, non da ultimo anche quest’anno pemiato dal Gambero Rosso fra i migliori Bar d’Italia.

Nella mia comfort zone c’è anche la gelateria Chantilly a Moglia in provincia di Mantova. Nel 2017 Chantilly è tra le 36 gelaterie che hanno guadagnato il punteggio massimo con ben 3 Coni Gambero Rosso (se consideriamo che sono circa 37.000 gli esercizi presenti nel nostro Paese e solamente 300 sono stati selezionati dalla Guida Gambero Rosso…..beh, mi verrebbe da dire “E sti cazzi!”); Oltre a Bar d’Italia Gambero Rosso 2014-2015-2016-2017. Vanity Fair, Dissapore, Rubrica Cucina (Corriere.it) inserisce Chantilly tra le migliori gelaterie d’Italia. Questo per dire che andateci a colazione, andateci a prendere un gelato, andateci a prendere una torta, andateci a prendere della pasticceria…ma comunque sia ANDATECI! Greta e Massimo hanno ben chiaro cosa vogliono e cosa non vogliono per i loro clienti.

Di tutt’altro genere, il BERGIN a Desenzano del Garda. Prima si chiamava Bep’s, ora si è rinnovato , ma non ha perso la sua natura di locale alla moda, giovanile con un’attenzione particolare nella selezione sia del cibo che degli aperitivi a base di Gin. Un mondo da scoprire quello del Gin! Personalmente ne sono appassionata e di certo ne IPostidiFede non mancherà un articolino dedicato a questo universo. …e già che siamo a Desenzano vi dò un altra dritta ;-).

Nel caso pensiate di farvi un bell’ape da Bergin, ma non avete voglia di mangiare lì (pur essendo da provare…chiamarli hamburger e patatine è davvero riduttivo) e siete “figli dei miei tempi”, fermatevi al 133 Sushi Club. Qui “All you can eat” è vietato non solo pronunciarlo, ma anche pensarlo! La vera cucina fusion giapponese in un locale all’avanguardia che definirei anche artistico…sembra quasi di entrare in una piccola galleria d’arte moderna. Grande cura nei piatti e nella scelta della materia prima (freschissima) e lavorata con amore. Oh raga…19 euro e 90 scordatevelo! 

Pancia mia fatti capanna!

Come per Vittorio Graziano anche in questo caso c’è un posto “del cuore” e in questo momento è il Grano di Pepe. Innovazione, ricerca, studio delle materie prime e non solo, si ritrovano e assaporano in ogni piatto. Come si dice spesso dalle mie parti “tanto di cappello” allo Chef Rino Duca che in un Comune di poco più di seimila anime ha aperto una piccola perla rara.
A seguire, sempre in provincia di Modena, in cui non sono certo pochi i posti in cui si mangia proprio bene c’è la Franceschetta58, sorella minore dell’Osteria Francescana (ahimè mai stata…), qui oltre a fare godere il palato gustando prelibatezze locali e non, si viene accolti in un ambiente che ha il giusto match fra l’informalità e la ricercatezza; adoro la mise en place coi piatti vintage (occhi a cuore!).
L’Erba del Re, nel cuore di Modena (quartiere Pomposa, fra l’altro molto dinamico, pieno di giovani e bei localini), è una stellato, un’esperienza che consiglio nel caso abbiate occasioni speciali da condividere, festeggiare, se poi le vostre tasche vi permettono only stars, beh, beati voi! Scherzi a parte lo chef Luca Marchini ha uno stile molto vicino ai classici dell’alta cucina italiana e internazionale e mi sento di sottolineare con l’evidenziatore giallo i suoi passatelli, un’esperienza per le papille gustative indimenticabile.
Lo Stallo del pomodoro lo adoro prima di tutto per la scelta di campo fatta sui vini. Un plauso ad uno dei pochi locali di Modena che ha finalmente dato per primo una svolta alla lista dando una sferzata bio. La ricerca si trova indubbiamente anche nei piatti che pur partendo da una base tradizionale contengono sempre una nota di novità che bene si affianca ai prodotti genuini che scelgono.
Sarò banale, ma uno dei miei piatti preferiti è la pizza! Chi mi conosce bene sà che non è venerdì se non si mangia una buona pizza! In provincia di Modena, precisamente a Concordia sulla Secchia al Piccolo Borgo secondo me è il top. Se amate una pizza sottile, leggera, altamente digeribile mangiata in un posto semplice, senza grosse pretese e con un ottimo rapporto qualità prezzo, ecco, lì la potete trovare. Buoni anche gnocco e tigelle!
A Reggio Emilia, invece, senza alcun dubbio Giovanni Mandara col suo Piccolo Piedigrotta fa scintille! Fra l’altro quando voi non potete andare “alla pizza” Mandara, come Maometto con la montagna, ve la porta da voi col servizio on the road col quale presenzia ad alcune manifestazioni ed eventi di strada e di piazza. Se volete gustare l’originale pizza napoletana preparata con impasto per pane, bello morbido ed elastico, qui la trovate e potete fare anche un percorso degustazione…mi sta venendo fame!
Di recente ho provato anche un locale che si chiama Taste It, non è una catena, ma c’è sia a Modena che a Reggio Emilia. Qui si può degustare una pizza che senza alcun dubbio definirei gourmet. Cura delle materie prime e anche dell’ambiente, giovane, moderno, senza troppi posti a sedere. Di certo non paragonabile alla “solita” pizzeria, nemmeno per i prezzi, ma un’esperienza che consiglio.
Già che mi sono spostata verso il reggiano ne approfitto per continuare qui…
Anche a Reggio ho fatto la mia esperienza stellata…partiamo col botto così poi smetto di tirarmela (faccino che ride!). A Rubiera c’è un’ottima Clinica, quella di Arnaldo! Un vero e proprio tuffo nella tipica, tradizionale, classica cucina reggiana: Arnaldo – Clinica Gastonomica vi permetterà di fare un check up completo passando dalle paste ripiene al carrello dei bolliti in un ambiente tuttosommato “casalino”; lo definirei il classico tempio della cucina emiliana, anche se…non è paragonabile, di tutta altra categoria, ma l’Inkiostro a Parma (altro stellato)…ammazza! Tanta roba! Chef Terry Giacomello vi farà degustare i suoi piatti che sono di una perfezione quasi maniacale; una vera e propria esplosione di gusto. Nel suo locale potrete, inoltre, ammirare alcune opere dell’artista reggiano Alfonso Borghi…da vedere!
La Trattoria del Buontempone a Reggio Emilia è sempre una garanzia: in pausa pranzo, una cena in compagnia di amici e parenti o anche per un’occasione più “intima” credo sia il posto che ti fa fare sempre Bingo! E’ possibile mangiare pesce, qualcosa di tradizionale e la pizza. Non sono in imbarazzo ad ammettere che tutto eccelle e che i sapori della Campania si ritorvano sempre, sia nell’ottimo pesce, fino ad arrivare alla pizza. Apprezzo molto anche la loro proposta nei vini.
Chi di voi non conosce Alessandro Borghese?! Non che io lo conosca personalmente, comunque Alessandro Borghese, primogenito dell’attrice Barbara Bouchet, è uno chef che ha fatto un sacco di cose fra cui un programma che si chiama i 4 Ristoranti. Quando è passato per Reggio e prov, alla trasmissione hanno partecipato anche questi due ristoranti: Marta in cucina e Osteria in Scandiano. Due robe un po’ diverse, ma che ben ci stanno nella mia top ten (che ormai è diventata one thousand…) perchè credo che in entrambi questi ristoranti si respiri l’Emilia, ma quella nuova!
Il Caffè Arti e Mestieri è un altro di quei posti a Reggio Emilia in cui vale la pena andare. Fra l’altro prima era nella bassa reggiana, si chiamava Il Rigoletto e aveva pure una stella Michelin, poi a causa del terremoto del 2012 si è dovuto trasferire per l’inagibilità dei locali. Detto ciò lo Chef Gianni D’Amato insieme al figlio non si sono persi d’animo ed eccoli all’Arti e Mestieri in una nuova location che è un bijoux e con una cucina che definirei una vera e propria ricerca d’autore.

Sento che non è finita qui, ma per ora mi accontento…

MA QUANDO SI MANGIA?

Mia madre ha sempre ribadito, con una certa fierezza, che io fin da piccola non avevo problemi di appetito!

Non c’era occasione in cui non ricordasse ad amici e parenti che l’unica cosa che no mangiavo era la mela, ma se trovavo qualcuno che me la pelava, mi sbaffafo pure quella.
Dato per assodato che non sono inappetente, mi sembrava carino a questo punto mettere a valore il mio appetito condividendo con voi un’ulteriore playlist: quella dei posti in cui mangiare. Come per i vini, mi piace l’idea di partire dalla mia terra, ma stay tuned perchè scoprirete che ho varcato anche i confini dell’Emilia Romagna.
Metto le mani avanti e vi dico già che sarà più di una top ten!

SEI IL MIO POSTO…to be continued

Venendo al dunque, oggi che vanno molto di moda le playlist, o come si diceva forse negli anni novanta, le top ten, io ho pensato di condividere con voi la mia.


Al primo posto metto senza ombra di dubbio Vittorio Graziano e nello scrivere il suo nome contemporaneamente mi inchino! Chapeau al suo Lambrusco Fontana dei boschi. Considero Vittorio il guru, precursore del vino biologico nelle colline di Castelvetro in provincia di Modena. Ahimè qui il campanilismo reggiano traballa. Non penso ci siano eguali nella mia provincia d’origine. Sempre pronta a cambiare idea nel caso qualcuno mi faccia assaggiare un Lambrusco migliore del suo! In ogni caso Fontana dei boschi, ovviamente rifermenteto in bottiglia, mon amour!
A seguire e in ordine sparso gli altri nove o quasi: restando in provincia di Modena, Bergianti Vino che sposa la filosofia del biologico e biodinamico anche nella sua azienda agricola in cui produce ottima frutta e verdura; Podere Saliceto, ottimo Lambrusco di Sorbara rifermentato in bottiglia, il Falistra per me è il top; Fattoria Moretto ha un approccio diverso, Lambrusco Grasparossa non rifermentato, ma metodo charmat che mantiene un’ottima freschezza; Terraquilia pur proponento già un’ampia varietà di prodotti, vanta comunque un buon vino Lambrusco, il FalcoRubens mi piace; in provincia di Reggio Emilia l’azienda agricola Cinque Campi col vino Rio degli sgoccioli vince, per me, il premio miglior Lambrusco reggiano; anche se non è da meno lo Stiolo Rosso dell’azienda Casalpriore a San Martino in Rio; a Parma imperano senza alcun dubbio Camillo Donati e il vino dell’azienda agricola Crocizia anche se la loro Besiosa (che è una malvasia) è straordinaria ed è anche al primo posto per il graziosissimo e rievocativo “design” della sua etichetta (mi ricorda la nonna Dina); ultimo, ma non ultimo chiudo con la provincia di Mantova e la tenace Guglielmina Vignoli, in arte Mimma che con la suocera Amedea produce l’antica varietà “Lambrusco viadanese” (il Lambrusco bio che fa impazzire chi cucina il sushi in Giappone – cit.). Chiaramente Emilia non è solo Lambrusco…
Non so se si era capito, ma il mio mondo è quello dei vini naturali, non che il vino non lo sia in sé per sé, intendo nello specifico quello dei vini biologici e biodinamici. Fino a prova contraria la terra che abbiamo è una sola, intesa come universo mondo, pertanto dobbiamo volerle bene e credo che queste persone gliene vogliano tanto!

SEI IL MIO POSTO

Fra le poetesse italiane che amo di più c’è sicuramente Alda Merini (vi consiglio soprattutto le sue poesie d’amore…ebbene sì sono un’eterna romantica).
“C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, e rimani senza fiato per quanta emozione provi; dove il tempo si ferma e non hai più l’età; quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare”. Questo è un assaggio della sua potenza!
Non è mia intenzione parlarvi di poesia, il mio riferimento era più sottile; il mio posto del cuore è la mia terra, la ma regione d’origine, l’Emilia Romagna.
Vengo da un piccolo paese della bassa reggiana, anche se ora vivo in provincia di Modena; non molto lontano da lì.
Mi piaceva, quindi, l’idea di partire dalle mie zone e scoprire insieme qualche chicca che possa stimolare la vostra curiosità.
Fra le cose che si mangiano io ci metto anche il vino. Il vino per me è un alimento a tutti gli effetti, pertanto non si può prescindere dal saperlo avvicinare al cibo.
Vi siete mai chiesti come mail il nostro Lambrusco, ad esempio, si abbina così bene alla cucina emiliana nella quale impera il maiale? La risposta è semplice. Il Lambrusco ha l’effetto dello…..”sturalavandino”: pulisce, sgrassa, apre le vie del gusto, resetta il palato e lo prepara al nuovo boccone.
Il Lambrusco innanzitutto è un vitigno autoctono, tradotto, c’è solo in Emilia e, per dirla tutta, nella bassa Lombardia (quella parte di lombardi che si sentono più emiliani e che stanno dalle parti di Mantova e provincia…) e forse qualcuno ne ha trovato traccia in Trentino, una sorta di cugino di terzo grado a foglia frastagliata. Preciso, non sono una sommelier, ma una semplice appassionata autodidatta che ha fatto esperienza sul campo…mi sono fatta da me, parafrasando un noto politico!
Venendo al dunque, oggi che vanno molto di moda le playlist, o come si diceva forse negli anni novanta, le top ten, io ho pensato di condividere con voi la mia.

Hello world!

Mi chiamo Federica, mio padre poco tempo fa ha riesumato dal suo garage “antichi” reperti storici della mia infanzia e quando me li ha dati mi ha detto:

 

“Certo che amavi proprio scrivere quando eri piccola!”.

Mentre mi metteva fra le mani quel cartone pieno di diari e quaderni mi sentii come se stessi per ereditare una fortuna non di certo economica, ma in termini di ricordi, memorie e, allo stesso tempo, passioni ritrovate.

Era un po’ che ci pensavo, ma quel gesto ha ravvivato la fiamma e la luce di quella fiamma mi ha fatto vedere le cose in modo più chiaro.

Ora eccomi qui a raccontare di me stessa e delle mie passioni che ritrovo in particolare nelle esperienze enogastronomiche, nei viaggi e nelle persone che incontro.

Voglio riprendere le fila di tante storie e “incontri” fatti di cuore e passioni, quelle che muovono tutto! Il mio motto è “il meglio deve ancora venire” e a ciò aggiungo che la vita è troppo breve per lasciarci sfuggire le cose belle. Io credo davvero che la bellezza salverà questo mondo!

E ora partiamo!

See here my Best of 2017_